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Domaine Pierre Sourdais: quando la cantina diventa il fulcro della storia

Come il Domaine Pierre Sourdais ha creato un percorso audio incentrato su una cantina sotterranea unica nel suo genere e su una vista a 360° sul Chinonais — con la voce del viticoltore ad aprire il percorso.

Una cantina che merita di essere raccontata

Ci sono luoghi che hanno un’anima. La cantina del Domaine Pierre Sourdais è uno di questi.

Scavata nel tufo di Cravant-les-Côteaux, nel cuore della regione di Chinon, non assomiglia a nessun’altra. Fantastica nel senso più vero del termine: sotterranea, labirintica, intrisa della storia e della memoria dello stesso Pierre Sourdais. Uno spazio che racchiude una vita intera dedicata alla viticoltura.

Il problema è che una cantina del genere non si può comprendere leggendo un cartello. Va vissuta. Va raccontata.

L’obiettivo: dare un senso a un luogo eccezionale

Quando la tenuta ha contattato Merci Gabin, la sfida era chiara: permettere ai visitatori di comprendere davvero ciò che vedono. Non solo passeggiare in gallerie buie ammirando file di bottiglie, ma capire perché questa cantina esiste, cosa racconta del viticoltore, cosa racconta del vino.

E poi c’è la torre. Sopra la tenuta, un belvedere offre una vista a 360° sui vigneti di Cravant-les-Côteaux e sulla valle della Vienne. Un punto di osservazione raro, che mette in prospettiva tutto ciò che il visitatore ha appena scoperto nel sottosuolo.

Il percorso «Tra cantina e vino» nasce proprio da questa dualità: scendere nelle viscere della tenuta, per poi risalire verso la luce e il paesaggio.

Per questa visita speciale, la tenuta ha scelto di prestare un iPad ai visitatori piuttosto che chiedere loro di utilizzare il proprio smartphone. Una scelta che semplifica l’esperienza — non occorre scansionare nulla, né inserire codici — e che conferisce alla visita un carattere più guidato e più esclusivo.

La voce che introduce al percorso

Per questo progetto, la scelta della voce è stata pensata con cura. È stato lo stesso Pierre Sourdais a registrare l’introduzione e l’invito finale alla degustazione. La sua voce, il suo accento, le sue parole — per accogliere il visitatore e riaccompagnarlo.

Per le tappe intermedie, una giovane attrice del posto ha prestato la sua voce. Una scelta che conferisce al percorso un tocco particolare: l’autenticità del viticoltore nei momenti chiave, la chiarezza di una narrazione professionale per il resto.

Questo mix funziona. Il visitatore entra nel percorso attraverso la voce di chi ha prodotto quel vino. Ne esce con la voglia di assaggiarlo.

Cosa scopre il visitatore

Prima di tutto la cantina. I suoi volumi inaspettati, la sua luce artificiale e soffusa, il suo silenzio. Il percorso guida il visitatore da una galleria all’altra, spiegandogli le scelte fatte qui: le temperature naturali, il modo in cui il tufo respira, cosa cambia per il vino.

Poi la torre. La vista si apre all’improvviso su un panorama a 360° di vigneti e della valle. Il percorso ricontestualizza ciò che si è appena vissuto sottoterra: quei vigneti laggiù sono ciò che finisce in queste bottiglie qui. Il legame è stabilito. È viscerale.

Questo movimento — discesa, immersione, risalita, panorama — struttura un’esperienza completa. Il visitatore non esce con delle informazioni. Ne esce con una comprensione.

Cosa è cambiato dal lancio

Il team è meno sollecitato. I visitatori che scelgono il percorso audio affrontano la visita in modo autonomo: pongono meno domande di base, poiché conoscono già il contesto. Quando arrivano alla degustazione, la conversazione può andare direttamente al sodo.


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Xavier Adraste è il fondatore di Merci Gabin, piattaforma di percorsi audio digitali per le tenute vinicole.

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